Beeplog.it - Blogs Gratis Crea il tuo Blog    Prossimo Blog   


    DAL BORDO
 

Lunedì, 20. Agosto 2007

DAL BORDO
di irenacandy, 19:08



DAL  BORDO

LEGGO DELL'ALTRO :
indice.beeplog.it/

To the Brink – di Irena Candy – Drammatica -  tradotta da Cuccu'ssétte - Rating: per la violenza, direi vietata ai minori di 14 anni, solo che non è più violenta del libro, che qualcuno vorrebbe vendere a ragazzini ! Quindi fate voi.. io direi che sotto ai 14 anni serve un adulto accanto – Hermione e Harry trovano Snape moribondo. Pesanti spoiler del settimo libro, anche se viene corretto a gusto dei fan.
To The Brink
-  by Irena Candy Drama -  Rating: K - Hermione and Harry find Snape near death. SPOILER WARNING -- this tale contains significant DH spoilers.
Qua l’originale http://ashwinder.sycophanthex.com/viewstory.php?sid=16665

 

***************************

“E’ morto,” disse intontito Harry. Fissava il corpo esanime di Severus Snape, disteso dove era sul pavimento macchiato di sangue della Stamberga Strillante. L’uomo era stato maciullato dal grosso serpente di Voldemort, per ordine dell’Oscuro Signore. Harry rimase immobile, stringeva la fiasca con i ricordi di Snape, che l’uomo gli aveva offerto prima di svenire. Harry rimase in piedi, immobile, in qualche modo incapace di reagire
“E’ svenuto!” gli replicò Hermione in un sussurro affrettato, e in parte timorosa che i seguaci di Voldemort potessero essere abbastanza vicini a loro da sentirli. Prese Harry per le spalle e lo accompagnò da parte, poi si inginocchiò sul pavimento, accanto a Snape. “Morirà se non facciamo qualcosa al più presto! Ha perso una terribile quantità di sangue.”



Lanciò una sbrigativa magia curativa – la stessa che aveva usato una volta, quando Ron si era abbattuto sulla foresta – per arrestare l’emorragia dall’uomo esanime e chiudere lo squarcio lasciato nella carne dalle zanne del serpente. La pozza di sangue era paurosamente larga, e lei pregò che non fosse troppo tardi.
Hermione sbirciò Harry alle sue spalle. Era ovviamente stordito per il modo in cui Voldemort aveva aizzato Nasini contro Snape e poi se l’era filata, abbandonato il suo fedele servitore alla morte.
“Hermione, sei impazzita?” esplose alla fine. “Snape è un assassino! Ho visto quello che ha fatto, e adesso cerchi di salvargli la vita?”
Lei si voltò sui tacchi e lo scrutò pensosa. “Harry, credo che c’è assai di più di quanto hai visto, rispetto a quanto hai capito. Il Professor Snape ti ha dato i suoi ricordi per un motivo. Devi trovare un Pensatoio e guardarli. Devi guardarli adesso!”
“Non voglio lasciarti. E se Tu- Sai – Chi tornasse?”
“Non saremo qua. Non preoccuparti, so cosa faccio,” disse con confidenza simulata, augurandosi che non fosse una bugia.
“Ma dove andrai, dove lo porterai?”
“Harry, vai e basta!” gli disse, sapendo che anche lei era vicina a crollare, e la sua presenza non la aiutava.
Harry annuì di malavoglia e corse fuori della porta. Lei poté sentire i passi rapidi sulle scale, mentre si dirigeva all’uscita sotterranea.

Lasciata sola con la sagoma inerte del suo ex insegnante, nella desolata e sporca Stamberga Strillante con le finestre chiuse da tavole, Hermione si costrinse alla razionalità, e obbligò le mani tremanti a una apparenza di calma. Chiuse gli occhi per un breve momento e prese parecchi respiri profondi. Poi posala bacchetta di traverso sul palmo della mano, e sussurrò, “Indirizzami!”
La bacchetta ruotò obbediente, la punta segnò il nord.
Fece un rapido calcolo di come ciascun lato della Stamberga Strillante fronteggiasse Hogsmeade. Hermione andò al lato opposto della stanza, dove una finestra aveva davanti le colline vicine, e usò un semplice incanto di levitazione per togliere i chiodi che trattenevano al loro posto le tavole dalla finestra. Si costrinse a eseguire l’incantesimo con attenzione e metodo, chiodo per chiodo; afferrò le tavole prima che cadessero a terra e le accomodò cauta all’interno, attraverso la finestra dall’intelaiatura col vetro.
Alle sue spalle, avvertì il sospiro rantolante di un respiro faticoso. Posò sul pavimento la tavola che stava tenendo e corse al fianco di Snape. Adesso gli occhi erano chiusi, serravano la sua mente, ma il debole pulsare al lato della gola batteva ancora flebile. Dopo aver lanciato un rapido incanto di Disillusione su entrambi, Hermione levitò Snape fuori dalla finestra. Ricordò con un nodo in gola l’ultima volta in cui la sagoma indifesa di Snape era stata spinta fuori della Stamberga. Quella volta era stato tramortito a causa dell’incantesimo che lei, Ron e Harry gli avevano scagliato contr. Ricordò che era stato il Professor Lupin a manovrarlo giù per il tunnel segreto, con la testa di Snape che di tanto  in tanto sbatacchiava contro il basso soffitto. Allora era stato comico, adesso la faceva piangere.
Trattenne la bacchetta tra i denti, e si calò dalla finestra, tenendosi con i polpastrelli e lasciandosi cadere a terra. Poteva Apparire, come Fred e George avevano fatto tra i piani della casa a Grimmauld Place – solo per dare dimostrazione di saperlo fare – ma temeva ce quel breve istante di non esistenza tra la casa e il pavimento potesse spezzare la magia Mobilcorpus e mandare il corpo inerte di Snape a schiantarsi a terra.
In piedi dietro la Stamberga, con Snape che le fluttuava accanto, ascoltò attenta. Non c’erano rumori inusuali, né voci. Più importante, non sentiva il terribile senso di freddo innaturale che i Dissennatori portavano con loro.<Ovvio,> pensò con mogia deduzione, <Sono tutti andati al castello, e io devo andare là>.
Rapida quanto osava, spostò Snape dalla Stamberga, giù dal pendio e sopra la staccionata, che fu costretta a scalare. Poi fu nel vicolo e attraversò le viuzze retrostanti, superò una collezione di  posacenere, fino a che raggiunse la porta retrostante del The Hog’s Head. Sollevò la mano per bussare alla porta – e si congelò al suono di voci di uomini.
“Credo che qualcuno sia nel vicolo.”
“Non vedo niente. Magari sono solo ombre.”
“Può darsi, ma voglio controllare bene lì, per essere sicuri.”
Il rumore dei passi decisi scalpicciò sui ciottoli, avvicinandosi. Hermione si appiattì contro la pietra nuda della parete e spinse la frma fluttuante di Snape accanto a sé; trattenne il respiro e sperò che gli estranei non sentissero il tuonare del suo cuore.
Un improvviso crepitio di metallo e un forte Clang! Interruppero i passi, e una striatura di colore marrone dardeggiò nel vicolo  oltre Hermione, verso la via principale.
Uno dei due uomini bestemmiò a voce alta.
“Dannate bestiacce di famigli,che frugano attorno ai portacenere!”
L’altro uomo rise. “Lascia perdere. Si suppone che si sia a scuola e non voglio fare tardi. Lui, ha l’abitudine di punire i ritardatari!”
I passi arretrarono, e Hermione respirò con maggiore agio. Un’improvvisa immagine del suo famiglio domestico, Crookshanks, le lampeggiò in mente e si chiese se le mancasse, dopo tutti quei mesi. Lo aveva lasciato alla Tana, con gli Weasley, così di certo stava bene. Di certo.
Trascinando i pensieri al presente, picchiettò leggera sulla posta, non osava fare più rumore, e pregò che il locandiere la sentisse prima che altre persone si avventurassero fuori nelle strade deserte del villaggio.
Ci fu il pesante rumore dei chiavistelli che venivano tirati indietro, e la porta pesante venne tirata indietro di qualche centimetro. Un occhio blu brillante la sbirciò.
“Chi va là?”
“Io! Voglio dire… ero qua con… con… “ prese a parlare lei, ricordando che probabilmente il locandiere non la conosceva di nome, e a malapena riuscì a non squittire. “Per favore, ho qui qualcuno che è gravemente ferito. Ha bisogno di un posto sicuro dove stare.”
La porta si aprì ancora oltre e Alberforth Dumbledore la fissò.
“Bella magia,” le disse. “Vorrei che i tuoi ragazzi decidessero da quale parte vai o vieni. Questa non è una maledetta stazione ferroviaria.”
“Oh, ti prego!”
Lui se ne uscì abbastanza da guardare in entrambe le direzioni, prima di spalancare la porta ed aiutare Hermione a portare all’interno Snape; poi chiuse la porta alle loro spalle e rimise i chiavacci.
Lei annullò la magia Disilludente e Alberforth guardò prima Snape, e poi di nuovo a lei.
“Sei coperta di sangue, e lui è un Mangiamorte,” disse disgustato.
“Il sangue è suo, ed è un Ex Mangiamorte,” affermò Hermione, con gli occhi sottolineati dalle lacrime. “Tu-Sai-Chi ha aizzato quel maledetto suo serpente sul Professor Snape. Ha perso un mucchio di sangue.”
“Mi sorprendo che non sia morto,” disse franco Alberforth. “Ho sentito abbastanza persone, sul serpente velenoso di Tu –Sai-Chi. Portalo di sopra e lo metteremo sulla mia branda per i prossimi tempi. Non lo voglio in nessuna delle camere degli ospiti, in caso qualcuno venisse e curiosasse in giro.”
“Il Professor Snape è un Maestro delle Pozioni. Un bravissimo Maestro delle Pozioni,” fece Hermione, consapevole che stava parlottando poiché non poteva sopportare il silenzio dell’uomo esanime che scivolava accanto, al suo fianco. “Può darsi che abbia preso qualche tipo di pozione preventiva. Così avrei fatto, se avessi da andare a giro con un maniaco con un animale domestico velenoso per parecchio tempo.”
“Probabile,” disse Alberforth, facendole strada su per le scale della locanda.
Andarono nel salotto del locandiere e Hermione adagiò il corpo di Snape sul divanetto. Respirava ancora. Rantolava e inspirava poco a fondo, ma stava respirando.
“Ha bisogno della Pozione Blood Replenshing,” implorò disperata. “Ma dovrò andare fino al castello, dovrò vedere Madama Pomfrey per averne un po’, e là ci sono Mangiamorte da ogni parte.”
Alberforth si strofinò il mento. “Potrei avrene di sotto. “Aspetta un istante.”

Lasciò la stanza. Hermione si accucciò sul pavimento accanto al divano, e tremò come se fosse stata congelata. Si chinò e scostò i capelli neri annodati dalla fronte gelida di Snape. Le dita indugiarono sulla pelle liscia, ora più bianca azzurrognola che giallastra. Un braccio penzolava fuori dal divano, le dita rilasciate sfioravano il pavimento; lei lo sollevò e lo posò con delicatezza accanto al corpo. Le dita le indugiarono sulle dita slanciate, che aveva osservato con tanto fascino, tante volte, a lezione.
Lo aveva sempre ammirato. Anche quando i suoi commenti erano tanto crudeli da mandarla di corsa fuori dall’aula in lacrime, lei aveva ammirato il suo intelletto e l’abilità quando Harry aveva riportato che il Professor Snape aveva ucciso Dumbledore, qualcosa dentro di lei era a sua volta morto. Ma doveva esserci stato dell’altro, dietro alla morte di Dumbledore, che un semplice delitto. Doveva essere stato così.

Quando Alberfort tornò, portava una piccola scatola dentellata. La posò sul tavolo e la aprì di scatto. Era piena di un assortimento di fialette, più alcuni panni e garze, e bende.
“Le tengo dietro il bancone,” disse, scegliendo una bottiglia dalla collezione. “Certe volte devo medicare alcuni avventori, dopo che sono diventati un po’ alticci.” Sollevò la fiala alla luce. “non ne resta molta, è abbastanza per un paio di dosi, immagino.”
“Meglio così che nulla!”
Alberforth alzò le spalle. “Tienigli la testa.”
In due, riuscirono a colare un po’ della Pozione
Blood-Replenishing in gola a Snape. Hermione osservò come inghiottisse quasi in preda a convulsioni, e si rese conto di avere le mani sudate per la tensione. Se le strofinò sugli abiti, che erano rigidi e macchiati del sangue dell’uomo.
“Vivrà?” chiese lei.

“Chi lo sa? Adesso è vivo, ed è proprio un punto a suo favore,” fece Alberforth, riponendo la fiala  nella scatola.
“Devo andare,” fece Hermione, e si mise in piedi in modo goffo. “Non so quando tornerò.” < O anche se tornerò,> pensò terrificata.
“Non importa. Gli baderò per tuo conto.
Gli darò un’altra dose di quella roba tra un’ora o poco più.”
“Se si sveglia,” fece Hermione.
“Se si sveglia, gli dirò che una ragazza tosta dai capelli crespi  lo ha portato qua, e cercherò di fargli inghiottire un po’ di minestra. Ma quando torni, è meglio che porti con te la Matrona della Scuola. Gestisco un pub, non una corsia ospedaliera.”
Lei annuì, e dopo un’occhiata indugiante sull’uomo svenuto sul divanetto, lasciò la stanza con l’oste che la seguiva dappresso. Le aprì la porta laterale per farla uscire, e lei lo sentì richiudere alle sue spalle.

Apparve di nuovo nella stanza desolata della Stamberga Strillante, dove il sangue coagulato di Snape aveva tinto il pavimento con una chiazza color mogano. Cercando di non guardare quella atroce macchia, lasciò la stanza, corse giù dalle scale, si affrettò nel passaggio sotterraneo per tornare ai campi di Hogwarts e a quanto l’attendeva lì.


***

Hermione si appoggiò alle fredde e confortanti pareti del Salone di Hogwarts. Era piena di lividi e tagli, sfinita e sporca oltre qualsiasi comprensione. Il braccio destro le ciondolava al fianco, le dita flosce a malapena reggevano la bacchetta.
Era finita. Finalmente, era finita.

Il Salone era riempito  dalle sagome accasciate dei feriti, e dalle silenziose file dei morti. C’era uno strambo silenzio su quella scena, come se la gente fosse troppo scioccata per mostrare qualsiasi reazione.
Lei capiva. Era troppo presto per iniziare a compiangere i morti.
Quello sarebbe avvenuto più tardi. Per adesso, era soltanto un po’ stupita di essere viva.
Attraverso la sala, attraverso la rimanente foschia della polvere e del fumo, vide un ciuffo di capelli rossi e dopo un attimo comprese che si trattava di Ron, con le braccia strette in modo protettivo attorno a Lavender Brown. La ragazza singhiozzava contro il suo petto. Lui alzò lo sguardo e per un breve istante incrociò quello di Hermione.
Ci fu un’aria piuttosto stranita sulla sua faccia.
Colpa, forse? O forse era rimorso.
Era troppo stanca per preoccuparsene. Cennò lieve e fece un sorriso flebile.
Qualcuno arrancò per raggiungerla, nel suo angolo solitario alla parete. Solo quando ebbe parlato e detto il suo nome, lei si guardò attorno e vide che era Harry. Appariva stremato, bruciato e malconcio, dopo tutto quello che aveva passato.

[Commento (i) (0) | Crea un commento | Permalink]


dal bordo 2
di irenacandy, 19:06

“Allora, i Bravi Ragazzi hanno vinto,” gli disse stanca.
“Yeah.”
“Dovremo tutti quanti essere felici, ma abbiamo perso così tanti di noi, Harry. Così tanti!” la voce tremò come aggiunse, “Tutto quello che sento, è stordimento.”

“Non so cosa provare,” le disse indifeso il compagno. “E’ dura arrivare alla fine di tutto questo.
Voldemort..." Si fermò, schiarì la gola e riprese. “Voldemort è stato il Cattivo, nella mia vita, per tutti questi anni, e adesso finalmente se ne è andato. E’ come premere contro una porta che è bloccata, e poi all’improvviso si apre di scatto e tu inciampi e perdi il tuo equilibrio perché non te lo aspetti. Immagino che è così che mi sento, come se avessi perso l’equilibrio.”
Hermione prese un grande sospiro e lo cacciò fuori lentamente. “Cosa farai ora?”

“Non lo so. Ancora non riesco a pensarci. Ci sarà così tanto da fare, riparare tutti quei danni che sono stati fatti.”
“Intendo, cosa farai tu?”
Scosse il capo. “Non so nemmeno questo. Non è che abbia avuto chissà quale vita, eccetto cercare di non farmi ammazzare per il grosso del tempo, e vivere con i Dursley per l’altro.
E te?”
“Cercherò di rimettere assieme la mia vita,” disse con decisa convinzione.”Immagino che il primo passo sia riprendere i miei genitori in Australia e rendere loro i ricordi, così sapranno di avere una figlia.” Le labbra si stesero in un sorriso fiero. “E’ stata una specie di abdicazione, spedirli via, un po’ come farli da parte, ma
almeno, sono stati al sicuro. Dopo che l’avrò fatto, tornerò a Hogwarts quando riaprirà e finirò il settimo anno. Voglio anche andare al college, e…” La voce di colpo riprese forza, e uno sguardo di orrore le coprì la faccia. “Oddio, ho bisogno di studiare per i
N.E.W.T.S!"
Harry i fece vicino a lei, che seppe che stava ridendo. “Sei l’unica che conosca che può starsene a giro mentre il fumo della battaglia sta ancora depositandosi, e si preoccupa del lavoro scolastico. E di Ron?”
“Credo che Ron abbia di nuovo cambiato idea.”
“Hermione…

“No, tutto bene.
Non ti preoccupare per quello, credo anche io di avere cambiato idea. Quasi nessuno va a sposare il proprio amato delle scuole superiori, sai. Devo affrontare il fatto che un sacco di quello che c’è stato tra me e Ron era dovuto semplicemente all’essere stati così vicini per lungo tempo. Promiscuità, ecco tutto.”
Ci fu silenzio per un po’, guardavano quello che avveniva attorno a loro e cercavano di non mettere a fuoco gli eventi con troppa emozione.

“Ho guardato i suoi ricordi,” fece di colppo Harry. “I ricordi di Snape.”
“E?”
“Era l’uomo di Dumbledore, fatto e finito..” Harry passò una mano sulla faccia sporca. “Amava mia mamma, pure. Davvero era innamorato di lei.. immagino abbia passato metà della sua vita cercando di impedire che venisse uccisa.” Harry si voltò per guardare in faccia Hermione.
“Vivrà?”
“Non lo so.
Spero di sì. Lo ho lasciato all’Hog’s Head.
Alberforth Dumbledore gli ha dato della vecchia Pozione Blood-Replenishing che aveva in una scatola di primo soccorso.
“Devo delle scuse a Snape.”

“Spero che potrai dirgliele di persona.” Hermione strusciò le dita lievemente su una bruciatura livida dell’avambraccio sinistro, che stava iniziando a sentire. “Devo parlare a Madama Pomfrey.”
Con quello, si spines via dalla parete e andò attraverso la stanza affollata.
Appena fece la sua richiesta, la sovraffaticata Matrona scosse la testa decisa. “No, non posso proprio andarmene. Ci sono troppe persone qua che hanno bisogno di aiuto. Ho già mandato un gufo al St. Mungo, spiegando cosa è accaduto, e chiedendo loro di mandare Guaritori. O sarà così, o inizierò a far Apparire là i pazienti, e verranno riempiti se lo farò!”

“Ma il Professor Snape ha bisogno di aiuto!” implorò disperata Hermione. “Ha della Pozione Blood-Replenishing probabilmente scaduta, e necessita di qualcosa per un morso di serpente velenoso.”
”Il Preside, no?” Madama Pomfrey  si fermò a metà del massaggiare balsamo per le bruciature sulla mano scorticata di Neville Longbottom. “Dopo quello che gli ha fatto, cerchi anche aiuto?”
“Aveva ottime ragioni per fare quello che ha fatto,” ribatté Hermione, obbligando la voce a calmarsi a un livello razionale. Quando piuttosto voleva gridare. “Lo ammette anche Harry Potter, adesso.”

“E’ strano,” intervenne Neville, giocando con un frammento mezzo bruciato di qualcosa che teneva tra le mani. “Devo parlare di Harry. Non del Preside, Snape, proprio no!”
“D’accordo, non ho tanto tempo per litigare con te, Signorina Granger,” fece la Matrona, e poi, “Vai al mio ufficio in Infermeria. Troverai la  Pozione Blood-Replenishing sul terzo scaffale a sinistra. La parola d’ordine è <Lazarus >”
“E per il morso di serpente?”

“Anti tossina, parete alle spalle, scaffale più alto,” disse pronta Madama Pomfrey, tornando a dare attenzioni alla testa bruciata di Neville. “Dovrebbe funzionare. L’ho usata spesso dopo che gli studenti si perdevano nella Foresta Proibita!”

Quando Hermione lasciò il castello, pochi minuti dopo, aveva una bottiglia piena di fresca Pozione Blood-Replenishing, e in più, una fiala con una miscela verde bile che si supponeva dovesse togliere le tossine al sangue e la cui etichetta affermava che fosse eccellente per i morsi e le punture delle creature velenose.
Si diresse per il sentiero verso il cancello, quando qualcosa , una sensazione data dal posto, attrasse la sua attenzione.

C’era una differenza che per un attimo non riuscì a decodificare, e poi ce la fece. Voldemort aveva spezzato le barriere. Non c’erano più incantesimi o protezioni magiche attorno al castello ed ai suoi terreni. Per la prima volta da secoli, chiunque poteva Apparire fuori da Hogwarts. Girando sui tacchi, Hermione si dileguò.

***

 

“Sei sola, osservò Alberforth, non appena lei entrò dalla porta principale del pub, “E hai un aspetto orribile.”
“Madama Pomfrey non può venire,” disse Hermione, ignorando l’ultima parte della constatazione. “Ha tutta la scuola a cui provvedere.”
“Un sacco di vittime, ci sono state? Come è andata a finire?”
“Abbiamo vinto,” disse senza enfasi Hermione. “Come sta il
Professor Snape?"
“Respira ancora.”
Hermione si affrettò su per le scale.
Non aveva la forza di correre. Quando spinse la porta aprendola, lo sguardo volò al divanetto. Guardò in un paio di occhi di ossidiana piazzati in una faccia cerea così prostrata che pareva che gli zigomi potessero bucare la pelle pallida.
“La tosta, dai capelli cespugliosi, saputella ficcanaso Signorina Granger,” disse una voce flebile, familiare.
“Giusto, Professore,” disse Hermione con un sollievo che non riusciva ad esprimete. “Bentornato dal bordo...”

 

 

ALLORA: CUCCUSSETTE NON VUOLE CACCIARE BALLE, PERCHE' VI RISPETTA !
Personalmente non ama il l' epilogo dato
dall'Autore. Avrebbe dato un taglio esattamente qua. Ci tiene a dirvelo: ha incluso il finale per rispetto di chi ha scritto, punto. Ve lo presenta in nero: se proprio volete leggere i zuccherosi 19 anni dopo, sapete come fare: basta passar su col mouse ed evidenziare. Ah, se vi piglia il diabete, Cuccussette l'insulina non ve la paga.

DICIANNOVE ANNI DOPO...

“State attenti sul treno, perché se non lo fate, sapete cosa avrà da dire Severus,”  fece Hermione.
“Mamma, te lo abbiamo detto…”
“Che dolore costante è..”
“Andare in una scuola quando il babbo fa il Preside?” echeggiarono i ragazzi Snape, in coro.
“Fin troppe volte,” disse la loro mamma, “Così, risparmiate il fiato.”
Li baciò entrambi e loro si affrettarono con i bagagli, trasportarono i loro zaini scolastici con loro.
Quando Hermione si voltò, un mezzo sorriso indugiava sulle labbra, e scoprì una familiare testa rossa, con la stempiatura, sulla piattaforma a poca distanza da lei.
“Ron, Ron!” lo chiamò

Ronald Weasley si guardò attorno e sventolò la mano, mentre lei si faceva strada verso di lui e il branco dai capelli rossi che lo circondava.
Quando lo ebbe raggiunto , lui la afferrò sollevandola e facendola girare quanto più poteva sull’affollato binario, e le piazzò un bacio sulla guancia – con gran divertimento dei marmocchi divertiti.
“Non ti vedo da mesi!” le disse.
“Lavender non è qua?” chiese senza fiato Hermione, mentre veniva posata a terra.

“No. Nausea mattutina. Avrà finito in un paio di settimane,” aggiunse esitante, e Hermione si accigliò comprensiva. “Fa sempre così! Allora come sono Studi sui Muggle?”
“Bene. Ma adesso che insegno da qualche anno, capisco cosa intendesse Severus per teste di legno!”
“E come è il Preside?

“Ruvido come al solito,” disse ridanciana Hermione, “Dice che possano e non vede dannate ragioni per cui dovrei far Apparire i ragazzi per tutta la via da sud di King’s Cross, solo per salire su quell’infernale treno che li riporterà là da dove sono partiti.”
Ron sghignazzò comprensivo. “Capisco le sue ragioni.”
“Ma pensa a tutto il divertimento che avemmo sull’Hogwarts Express, Ron! E i miei avranno solo metà piacere, perché cammineranno a piedi fino a Hogsmeade a fine anno, invece di tornare col treno a King’s Cross”

“Allora,” le disse ammiccando,”Andiamocene a Londra.”
“Neanche per idea !” controllò il binario. “Guarda , Harry e Ginny e i ragazzi!” Si alzò in punta di piedi per sbracciarsi a salutare, poi Leo e Ron si diedero la mano e andarono a riunirsi ai Potter, gongolando per la salda amicizia e per la vita colma di gioie che mai si erano aspettati di avere.

 

-------------------   F  I N  E   -------------------


LEGGO DELL'ALTRO : indice.beeplog.it/


[Commento (i) (0) | Crea un commento | Permalink]




Blog GRATIS di Beeplog.it

I contenuti dei weblogs provengono da autori privati. Beepworld non ha responsabilità alcuna!

 


Navigazione
 · Pagina index

Login/Amministrazione
 · Entra!

Calendario
« Gennaio, 2012 »
Lu Ma Me Gi Ve Sa Do
      1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
3031     

Categorie
 · Tutte le entrate
 · Generici (2)

Links
 · Gratis Blog

RSS Feed